I corsi di trading sono una bufala? Perchè i trader fanno i corsi?

Vuoi fare i soldi con il Forex?
Diventa un broker.
Questa frase è tratta da un libro, di cui un amico ha postato un estratto sul nostro gruppo Viber  Trading Firenze .
E’ una verità?
In buona parte sì.

Se parli con un trader, prima o dopo esce fuori l’annosa questione: ” Ma quel coach (così amano definirsi alcuni di coloro che tengono corsi) perchè fa i corsi invece di guadagnarsi da vivere con il trading, se davvero ottiene quelle strabilianti performance?”
Ho sempre ascoltato con un certo scetticismo questi guru del trading, che poi non mostrano i loro conti, dove sarebbero evidenti i risultati.
Poi lo scetticismo si è sempre più trasformato in attenzione e talvolta un pizzico di invidia, verso coloro che sono riusciti a creare un business da una passione.
Perché il trading non è, in sé, un business (anche se andrebbe trattato come tale), ma un lavoro oppure, molto spesso, un costoso hobby.
Se un avvocato può insegnare diritto all’università, un trader può tenere corsi di trading?
Deve, se vuole creare un business, un’impresa.
Quindi l’automatismo “fa i corsi perché non guadagna con il trading“, non è sempre vero.
Allora perché i trader vendono corsi, segnali, libri, ecc…invece di fare soldi con il trading?
  • Non è complicato guadagnare con il trading, ma è difficilissimo farlo con continuità, mese dopo mese, anno dopo anno. Il trader, anche molto capace, si accorge presto che è dura ricavarne un reddito costante. Allora crea attività complementari quali newsletter a pagamento, corsi in aula, webinar, ecc.. Ecco che ha creato un business, un “attivo” che genera entrate a prescindere dalle sue performance di trading. Con il business “paga le bollette”, mentre continua a tradare spinto dalla passione.
  • Questo punto è un corollario del primo. Fare trading per vivere, pagare l’affitto e la spesa, ti sottopone ad una pressione insostenibile. Meglio quindi creare entrate aggiuntive e costanti, così da potersi dedicare al trading con maggiore serenità, senza il timore di dover necessariamente prelevare a fine mese per soddisfare i bisogni primari. I mercati sono brutte bestie; se questo mese sei in perdita, poco male, hai le entrate per esempio della newsletter.
  • Con i corsi, ma soprattutto con le attività online complementari al trading, crei un business “scalabile”, ovvero con il quale (in estrema sintesi) “fai i soldi mentre dormi”. Il trading è un lavoro; puoi soltanto generare guadagni direttamente proporzionali al tempo che direttamente vi dedichi; se ti stacchi dal monitor, i profitti (eventuali) si fermano. Se invece costruisci un insieme di attività automatiche e semi-automatiche (ad esempio vendendo libri, ebook, newsletter a pagamento, ecc…) i tuoi guadagni possono tendere all’infinito, sono indipendenti dal tuo impegno diretto e si generano ovunque tu ti trovi (puoi anche guadagnare viaggiando).
  • Perché puoi sfruttare l’effetto “leva“. Questa opzione non rientra nel tema “corsi e affini”, ma è comunque un attività che può essere affiancata al trading. Se oltre ad essere un ottimo trader sei anche abilitato alla gestione, puoi guadagnare commissioni sui soldi che altri ti affidano. Meglio guadagnare l’1% di 1 milione, che il 10% di 1.000, con un impegno analogo.
  • Passare le giornate in solitudine, davanti ai monitor ad osservare candele o barre in formazione…è frustrante e ripetitivo. Quindi inizi a condividere la tua esperienza con altri, magari con video, blog oppure un gruppo Facebook. Ti accorgi che molti appassionati apprezzano ciò che comunichi e decidi di farti pagare per le informazioni che fornisci. Hai creato sia un’opportunità di guadagno  che un’occasione per condividere idee, strategie, progetti.
Forse ci sono altri motivi; se ne trovo, integro l’articolo di conseguenza…
Una breve postilla.
Detto che i trader hanno ottimi motivi per fare anche “altro”, rimane il fatto che sarebbe interessante che i vari maestri mostrassero i loro risultati.
Non tanto perché sarebbero più credibili, quanto perché i loro insegnamenti sarebbero più utili.
Se il trading è 20% tecnica e 80% psicologia e (aggiungo) money management, perché mi parli soltanto di pattern e strategie, cioè del 20% ?
La tecnica deve servire di supporto alla psicologia, per limitarne le possibili “trappole”.
Allora, cari trader, coach e professori, ai vostri corsi presentate anche i risultati di una vostra strategia, in termini di rendimenti, drawdown, profit/loss, ecc… I vostri allievi potranno così applicarla, operando con la sicurezza di chi utilizza un metodo già testato, limitando la possibilità di cadere negli errori emotivi che compie chi segue ciecamente una strategia appresa da altri e mai verificata.
Alla prossima…
Condividere fa bene alla mente!
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